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The Gate to Eternity

“La storia di tre persone, Kamla Dasi, Peter e Jay Ram Das, che hanno deciso di trasferirsi a Vrindavan da tre differenti posti al mondo, per vivere e cosa molto più importante, morire in questa città. Tutti e tre infatti credono fermamente nel fatto che morendo in questa città possano uscire dall’ infinito ciclo delle reincarnazioni e raggiungere Dio.

Questo film ci darà una visione diversa  dell’ India e della sua spiritualità, in una controversa società che cresce molto velocemente. Tre differenti storie narrate con un occhio critico riguardo la spirtitualità dei nostri personaggi e il modo di raggiungere il oro obiettivo finale, la Moksha.

Mostreremo al pubblico le contraddizioni di Vrindavan, città sacra e estrema allo stesso momento, a causa dell’ondata speculativa da cui è stata travolta. Riusciranno Peter, Kamla Dasi e Jay Ram Das a preservare la loro spiritualità e semplicità di vita in un India che cresce sempre più velocemente occidentalizzandosi allo stesso modo sempre di più?

Credits

REGIA DI: Rosario Simanella, Tamara Farnetani
PRODUZIONE: Fufilm
CO-PRODUTTORI: Bo Film
SOGGETTO: Rosario Simanella, Tamara Farnetani
PAESE DI PRODUZIONE: Italia
ANNO DI PRODUZIONE:2016
GENERE: lungo metraggio, documentario
FORMATO ORIGINALE: HD
LINGUA: indi e inglese
SOTTOTITOLI: E’ disponibile la versione con sottotitoli in inglese
DURATA: 53′

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Sinossi

Vrindavan, Uttar pradesh, India.

Città fra le più sacre dell’India, si trova in un territorio a cui gli induisti si riferiscono come “Hindustan”, un purgatorio in terra di profonda religiosità ma soprattutto importante nel momento della morte perché fondamentale per raggiungere “Moksha”, la liberazione del ciclo delle rinascite e l’unione con Dio. L’ attrazione fatale con questa città sta nel fatto che secondo gli Indu’ chi muore in questo luogo sacro può una volta per tutte raggiungere Dio e uscire dal ciclo infinito delle reincarnazioni. E proprio qui decidono di trascorrere parte della loro esistenza e di morire i protagonisti del nostro film.

Kamla Dasi, una donna indiana di 40 anni proveniente da Calcutta, vive a Vrindavan da ormai da più di 20 anni. A causa della sua estrema povertà non fu mai sposata, visto che i genitori non possedevano i soldi per pagare la dote alla famiglia del futuro marito. Scelse quindi di trasferirsi in questa cittadina sacra, famosa anche perché accoglie tante vedove e donne non sposate di tutta l’India, fornendo loro un posto dove dormire nei suoi numerosi ashram (monasteri) e cibo grazie alla beneficenza dei numerosi pellegrini che ogni giorno affollano i centinaia di templi presenti sul territorio. Donna di grandissima fede, abbandonata a se stessa a causa della sua condizione di donna indiana sola, passa le sue giornate cantando il nome di Krishna e cercando di sopravvivere elemosinando.

Jai Ram Das, un baba indiano 60 enne, leader spirituale, molto rispettato e stimato, fuggito dalla sua famiglia all’ eta’ di 5 anni e giunto in questa città spinto dall’amore verso Dio. E’ responsabile di un grande ashram dove vengono tenute circa 100 mucche bianche, il simbolo di Krishna per eccellenza. La sua giornata inizia all’alba con la preghiera profonda e la ripetizione dei mantra, poi prosegue con la visita dei devoti e la raccolta delle donazioni che vengono utilizzate per mantenere in vita l’ ashram. Con lui vivono circa 50 devoti che si prendono cura delle mucche, cucinano per i pellegrini e pregano varie volte al giorno.

Infine Krishan Pooja (Peter), un americano 45 enne, Hare Krishna, proveniente da Seattle che vive da più di 20 anni a Vrindavan, in una casa non lontano dal bellissimo ISKON Temple, la struttura lussuosa degli Hare Krishna, aperta a tutti i pellegrini e devoti. Indossa abiti del colore del rinunciante (safron, un color salmone), studia i testi sacri, pratica lunghi periodi di meditazione e si astiene totalmente dalla vita mondana. Tutti i seguaci di Krishna non mangiano carne nè uova, non fumano nè bevono alcool, credono che il corpo e lo spirito debbano rimanere puri. Ogni giorno passa numerose ore all’ISKON temple cantando i mantra sacri accompagnato da altri devoti con vari strumenti musicali. In una atmosfera estasiante e coinvolgente allo stesso tempo, cerca di mantenere la propria mente pulita e sgombra, cantando il nome di Dio, un modo per non pensare, non parlare e non peccare, liberando la propria anima da tutti i legami terrestri.

Tutti loro hanno una cosa in comune, vivere a Vrindavan e morire qui, in uno dei posti più sacri ma anche più arretrati dell’India, con la comune convinzione che la propria morte in questo luogo sia l’unico modo per riunirsi a Dio e raggiungere l’eternità, Moksha. Un approccio totalmente diverso al comune modo di pensare, un’esistenza legata alla ricerca del modo corretto di vivere e di morire, portata avanti da persone con origini e culture molto diverse, ma fatalmente e inequivocabilmente attratti dalla forza esercitata da questa città eterna.